Friedrich Fröbel
Il nome di Friedrich Wilhelm August Fröbel è associato a un'infanzia che cominciava a presentare tratti di notevole modernità: un bambino ha il diritto di giocare e di apprendere attraverso il gioco nel Giardino d'infanzia, un luogo di libera espressione e di crescita non ancora condizionata dalle regole della vita adulta. Le esperienze infantili e giovanili influenzarono la sua visione del mondo e l'idea dell'educazione. Secondo la Naturphilosophie a cui aderiva con entusiasmo, l'intera natura è guidata da un'anima, ovvero una forma di intelligenza immanente che regola sia la forma sia l'evoluzione delle cose. Nel suo saggio Progetto d'un piano per fondare e realizzare un giardino d'infanzia esaltò l'opera educativa della donna e l'amore per i bambini, sostenuto dalla conoscenza e dal rispetto delle leggi della crescita naturale. In questo scritto aiuta a comprendere la novità del Kindergarten.
I bambini come "giovani piante"
I bambini come "giovani piante"
Secondo Fröbel, lo scopo dell'educazione è la conoscenza della natura "nella molteplicità delle sue forme e delle sue configurazioni". L'educazione è chiamata a configurarsi come sostegno all'autorealizzazione personale e a sperimentare il senso divino nella realtà della natura.
Lo studioso rifiuta la teoria della tabula rasa di Locke e dei sensisti illuministi e parla con riferimento a Rousseau dei bambini che crescono come di "giovani piante e piccoli animali cui diamo tempo e spazio, nella consapevolezza che bene si sviluppano e bene crescono secondo le leggi operanti in ciascuno singolarmente". Sono queste le premesse su cui egli basò la sua proposta di educazione infantile nei termini di un "giardino". Fröbel concepiva il gioco come l'attività che permetteva al bambino di crescere secondo i suoi ritmi e di cogliere in maniera intuitiva l'essenza della realtà e i processi del divenire naturale.
ìI doni: palla, cubo, tavolette
Il gioco era concepito come il baricentro dell'educazione infantile. Esso era visto come principe per favorire l'espressione in maniera creativa in stretto rapporto con il linguaggio. Su queste idee si sviluppò l'idea dei "doni", cioè di giocattoli dotati del potere simbolico di far intuire al bambino le leggi che regolano il mondo.
I doni furono pensati secondo una logica sequenziale e progressiva. Il primo dono era rappresentato da una palla elastica alla quale venivano associati specifiche attività pratiche intervallate dalla recita di brevi poesie e da semplici canti. La palla diveniva oggetto di osservazione di appositi esercizi ed era accompagnata da sei palle più piccole di colori diversi che consentivano giochi analoghi. Padroneggiando la palla il bambino familiarizzava con le proprietà fondamentali dei corpi.
Il secondo dono consisteva in una sfera e in un cubo di legno. Gli esercizi compiuti con questi oggetti avevano lo scopo di dimostrare al bambino la possibile armonia che governa anche ciò che apparentemente è contrario.
Altri aspetti della realtà erano associati ad ulteriori doni. Il terzo era costituito da un cubo diviso in otto piccoli cubi, il quarto ancora da un cubo distribuito di tavolette di spessore e lunghezze diverse. Lo scopo era di rispondere al bisogno del bambino di "vedere dentro" e di manipolare oggetti grandi e piccoli.
Accanto ai doni e alle canzoncine, Fröbel previde altre attività educative come il modellaggio della creta, il cucito, gli intrecci di carta.




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